Trinunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo, Sez. di Pescara, Sentenza del 09/01/2003 n. 166

                                                              IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER L’ABRUZZO

Sezione staccata di Pescara

 

composto dai magistrati:

-Antonio CATONI presidente

-Michele ELIANTONIO consigliere

-Dino NAZZARO consigliere relatore

ha pronunciato, ai sensi dell’art. 26 u.c. L. 6.12.1971 n. 1034, quale sostituito dall’art. 9 L. 21.7.2000 n. 205, la seguente

SENTENZA

nel giudizio proposto con ric. N. 623 del 2002 dall’avv. RUSSO Agostino, costituitosi in giudizio in uno all’avv. Lorenzo PASSERI MENCUCCI, come in ricorso;

CONTRO

IL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI PESCARA, quale rappresentato, in giudizio con l’avv. Giulio CERCEO come in atti;

PER L’ANNULLAMENTO

Del provvedimento del Consiglio del 23.10.2002 prot. 2042/2002 (rigetto della domanda di iscrizione nell’elenco dei difensori per il patrocinio a spese dello Stato);

- visto il ricorso, la costituzione con memoria del Consiglio dell’ordine ed i documenti depositati;

- udito alla camera di consiglio del 19 dicembre 2002 il cons. Dino NAZZARO, gli avv. A. RUSSO, L. PASSERI e G. CERCEO;

la causa è stata ritenuta per la decisione su espressa richiesta del difensore del Consiglio, con il consenso di parte ricorrente, considerata la particolarità della fattispecie;

ritenuto in

                                                                                              FATTO e DIRITTO

Quanto segue:

-il ricorrente si è iscritto nel registro dei praticanti avvocati in data 31.10.1994; il 31.10.1995 è stato abilitato al patrocinio dinanzi alle Preture del distretto della Corte di Appello de L’Aquila, iniziando l’attività professionale forense; dall’anno 1996 è iscritto nell’elenco dei difensori d’ufficio e nel 1997 ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, iscrivendosi all’albo; nel 2002, ritenendo di avere maturato la prescritta anzianità, ha presentato domanda di iscrizione all’apposito elenco per il patrocinio a spese dello Stato,

ottenendo il “non accoglimento” per “difetto dei presupposti di cui alla lettera c) dell’art. 81 D.P.R. 30.5.2002 n. 115 “.

IL ricorso, motivato in punto di violazione di legge ed eccesso di potere, fa leva sulla espressione normativa “anzianità professionale non inferiore a 6 anni”, anche se lo “status” di avvocato si acquista solo con l’iscrizione all’albo (art. 16 r.d. n. 1578/1933).

L’art. 8 del r.d. 27.11.1933 n. 1578, conv. In L. 22.1.1934 n. 36, invero, consente, dopo un anno dalla iscrizione, ai praticanti procuratori l’esercizio del patrocinio in un ambito preciso, permettendo, quindi, lo svolgimento di una vera e propria “attività forense”, sia pure in misura “ridotta”; sarebbe, inoltre, del tutto contraddittorio riconoscere il medesimo idoneo alle funzioni di “difensore d’ufficio” (L. 60/2001) e non a quelle di “difensore di soggetti non abbienti”.

Conclusivamente si chiede un’interpretazione costituzionalmente orientata (artt. 3 e 24 cost.), che sia la meno limitatativa possibile.

La difesa del Consiglio dell’Ordine eccepisce il difetto di giurisdizione del giudicante e la infondatezza della tesi avversaria, ritenendo che l’esperienza professionale completa si acquisisce con la possibilità di difendere senza limitazioni, a seguito d’iscrizione all’albo degli avvocati.

Si dubita della giurisdizione del G.A. sotto un duplice aspetto: a) perchè trattasi di una questione di “diritto soggettivo perfetto”, sottratta a scelte discrezionali, di competenza del G.O.; b) perché in ogni caso la questione andava portata alla cognizione del Consiglio Nazionale Forense.

In punto di diniego d’iscrizione nell’elenco “de quo” e/o di revoca della stessa, non è possibile ipotizzare una riserva di competenza per il C.N.F., mancando un’indicazione normativa e vigendo, in carenza di una previsione di giurisdizione generale per ogni questione relativa ad albi e/o ad elenchi professionali, il principio della tassatività degli atti impugnabili davanti al C.N.F.; l’art. 54 del r.d. n. 1578/1933, invero, è testuale nell’affermare che il Consiglio nazionale forense, oltre ad esercitare il potere disciplinare nei confronti dei propri membri, si pronuncia sui ricorsi ad esso “proposti a norma di questa legge”, con chiaro riferimento all’art. 24 del citato r.d..

Circa la situazione soggettiva dedotta, il richiamato art. 81, comma 2°, pone tre requisiti: a) attitudine ed esperienza professionale, b) assenza di sanzioni disciplinari, c) anzianità professionale non inferiore a sei anni; il C.N.F., con propria circolare del 10.12.2002 n. 4410, ha ritenuto di limitare la discrezionalità dei Consigli per “l’attitudine ed esperienza professionale”, onde evitare “comportamenti ingiustificatamente discriminatori”, ritenendo che esso è soddisfatto quando ricorrono i presupposti “sub b- e c-“.

Per quanto attiene il requisito di cui alla “lett. c-“, l’anzianità professionale  dovrebbe essere conteggiata dalla data d’iscrizione all’albo, perché la “pratica professionale” del patrocinatore, in quanto non completa, non sarebbe “garanzia di attitudine ed esperienza professionale”, potendo questi difendere solo cause di valore limitato e di minore importanza, davanti al Giudice di pace ed al Tribunale in composizione monocratica (art. 7 L. 16.10.1999 n. 479).

Le “precisazioni del C.N.F.”, se consentono un migliore controllo dell’attività dei Consigli dell’Ordine, in punto di iscrizione nell’elenco speciale, eliminando ogni “potere meramente discrezionale”, non mutano, però, la situazione soggettiva dell’istante, prospettata dalla normativa primaria, che è quella di un “diritto in attesa di espansione”, soggetto ad “affievolimento”, stante la possibilità della revoca; le indicazioni del C.N.F., che hanno efficacia vincolante interna, possono, invero, essere sintomatiche, se violate, di un eccesso di potere.

La stessa Corte Costituzionale, nell’ordinanza n. 229/28.6.2002, fa presente come la disamina dei requisiti, in punto di attitudine, di esperienza e di anzianità professionale, spetta al Consiglio dell’Ordine, attraverso una valutazione, pur sempre discrezionale, che la legge riserva a tale organo.

La giurisdizione del G.A., peraltro, va confermata anche sotto altro aspetto, atteso che l’istituto del “patrocinio a spese dello Stato” si configura come un “servizio pubblico” (C.Cost. ord. n. 229/2002 parla di “esercizio di una prestazione avente connotazioni e riflessi particolari di carattere pubblicistico”),  reso ad istanza di parte ( d. lgs. n. 113-115/2002 artt. 74 ss. 78 ss, 81 ss.); l’art. 87 del d.lgs. n. 113/02, invero, lo qualifica “servizio pubblico … disciplinato dall’art. 20, della legge 29 marzo 2001, n. 134”; l’art. 33 del d. lgs. n. 80/1998, quale modificato dall’art. 7 L. 205/2000, ha devoluto alla giurisdizione esclusiva del G.A. tutte le controversie in materia di pubblici servizi.

Nel merito della controversia va osservato come lo stesso C.N.F., nella citata circolare (pag. 7), riconosce che l’interpretazione data dell’art. 81 sia “senz’altro di tipo restrittivo” e, va aggiunto, anche troppo “formale”, nel senso che viene a darsi preferenza ad un’anzianità “nominale”, ponendo in secondo piano il contenuto effettivo della stessa attività forense, poiché appare chiaro che l’avvocato che ha maturato sei anni di iscrizione all’albo sarà iscritto all’elenco speciale anche se ha svolto una modesta attività, circoscritta a particolari materie e/o solo davanti ad alcuni uffici giudiziari, con attitudini ed esperienza professionale sicuramente limitata; per contro un “patrocinatore”, formatosi attraverso una continua presenza, pur nell’ambito della cd. giustizia minore, potrebbe ben maturare una buona esperienza professionale, sia come libero professionista, sia come difensore d’ufficio, sia, infine, come pubblico ministero onorario.

IL criterio restrittivo, invero, non trova alcuna legittimazione nel dato normativo che fa riferimento generico ad “un’anzianità professionale non inferiore a sei anni”, con una espressione che consente la piena valutabilità di ogni tipo di effettiva e valida attività legale; del resto il patrocinatore è abilitato a svolgere una pratica forense di tipo professionale, proprio in vista del raggiungimento, sia pure in modo graduale ed entro precisi limiti di difesa, di una più adeguata ed approfondita preparazione, che non può essere ignorata, una volta ottenuta l’iscrizione all’albo degli avvocati,

La normativa, invero, fa riferimento ad un criterio non tassativamente ancorato ad un dato vincolante, ma concede una certa ampiezza interpretativa, che rende valido, anche in punto di libera attività professionale, il brocardo “odiosa est restringenda”, specie se la stessa è finalizzata all’espletamento di un servizio pubblico, che è tanto più valido, quanto maggiore è la possibilità di scelta da parte degli utenti.

Conclusivamente il ricorso va accolto, mentre la novità e particolarità della fattispecie giustifica la compensazione delle spese di causa.

P.Q.M.

il Tribunale amministrativo per l’Abruzzo, sezione di Pescara,

-accoglie il ricorso in epigrafe e per l’effetto annulla l’atto impugnato;

-spese compensate

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del 19 dicembre 2002.

-Antonio CATONI presidente.

 

-Dino NAZZARO consigliere estensore

IL Segretario di udienza

 

Pubblicata mediante deposito in segreteria in data 09.01.2003