Corte Suprema di Cassazione Sentenza n. 13052 del 09 settembre 2002 Sezione I Civile

                                                                                LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Giovanni OLLA - Presidente -
Dott. Giammarco CAPPUCCIO - Consigliere -
Dott. Ugo Riccardo PANEBIANCO - Consigliere -
Dott. Mario Rosario MORELLI - Consigliere -
Dott. Giuseppe Vito Antonio MAGNO - Rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
IANNIELLO NICOLA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA RIBOTY 28,
presso il proprio studio, rappresentato e difeso da se medesimo;
- ricorrente -
contro
PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI
ROMA;
- intimato -
avverso il provvedimento della Corte d'Appello di ROMA, Sezione
Minorenni, depositato il 05-11-99;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
15-01-2002 dal Consigliere Dott. Giuseppe Vito Antonio MAGNO;
udito per il ricorrente, l'Avvocato Ianniello, che ha chiesto
l'accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
Vincenzo MACCARONE che ha concluso per il rigetto del primo motivo;
inammissibilità o il rigetto del secondo motivo del ricorso.

Fatto

Con ordinanza in data 14 maggio 1999, depositata il 7 giugno 1999, la corte d'appello di Roma, sezione minorenni, su istanza dell'avvocato Nicola Ianniello, liquidò a favore del medesimo, ponendola a carico dell'Erario ai sensi dell'articolo 75, legge 4 maggio 1983, n. 184, la complessiva somma di Lire 3.308.000 per diritti ed onorari, oltre gli accessori, relativi alla difesa d'ufficio di D'Intino Tonino ammesso al gratuito patrocinio con decreto del presidente della stessa corte in data 8 giugno 1998, nella procedura di affidamento della figlia D'Intino Monica.
Con successivo provvedimento in data 1 ottobre 1999, depositato il 4 ottobre 1999, la stessa corte, rilevato che la norma suddetta non era applicabile al caso in esame, e che pertanto la somma liquidata non poteva essere posta a carico dell'Erario nè a carico di una parte privata soccombente, inesistente nella specie, revocò la precedente ordinanza e rigettò l'istanza di pagamento proposta dall'avvocato.
Di tale ultimo provvedimento l'avvocato Ianniello chiese l'annullamento alla stessa corte che, con ordinanza in data 5 novembre 1999 depositata lo stesso giorno, ritenuto che il "ricorso" (così esplicitamente definito dall'interessato) doveva intendersi quale gravame avverso l'ordinanza collegiale dell'1-4 ottobre 1999, lo dichiarò inammissibile ai sensi dell'articolo 739, 3 co., c.p.c., che, salva diversa disposizione di legge, esclude appunto il reclamo contro i decreti della corte d'appello e contro quelli del tribunale pronunziati in sede di reclamo.
L'avv. Nicola Ianniello propone ricorso per cassazione, fondato su due motivi ed integrato da successiva memoria, contro il procuratore generale presso la corte d'appello di Roma, per la cassazione del citato provvedimento 5 novembre 1999 e dell'ordinanza di revoca pronunziata l'11 (rectius: 1) ottobre 1999 dalla stessa corte d'appello.

Diritto

Col primo motivo di ricorso l'avvocato Nicola Ianniello denunzia falsa applicazione di norma di diritto, in particolare dell'articolo 739 c.p.c., in quanto il reclamo avverso l'ordinanza 1 ottobre 1999 della corte d'appello di Roma non concerneva il merito della causa di affidamento della bambina, per cui era stato concesso il gratuito patrocinio, bensì la diversa questione del pagamento degli onorari al difensore nominato d'ufficio.
Sostiene, in proposito, il ricorrente che la corte d'appello avrebbe dovuto ritenere il procedimento instaurato con tale reclamo "non come procedimento soggetto all'art. 739 c.p.c. ma come procedimento avulso dalla materia trattata col provvedimento che ha deciso il merito", vale a dire l'affidamento della bambina;
piuttosto, secondo l'opinione del ricorrente, la corte di merito avrebbe dovuto far riferimento, in via d'interpretazione analogica, alla norma dettata dall'articolo 11, legge 8 luglio 1980, n. 319, in materia di compensi spettanti a consulenti tecnici, periti, interpreti e traduttori, che consente il ricorso avverso il decreto di liquidazione degli onorari secondo il procedimento regolato dall'articolo 29, legge 13 giugno 1942, n. 794, relativa agli onorari di avvocato e di procuratore in materia civile.
Occorre innanzitutto ribadire l'ammissibilità, secondo costante giurisprudenza di questa suprema corte (cfr., fra le altre, nn.
1907-99, 1811-97, 312-96), del ricorso per cassazione, per violazione di legge, ai sensi dell'art. 111, secondo comma, Cost., contro provvedimenti non altrimenti impugnabili, come l'ordinanza di liquidazione di spese, onorari e diritti in favore di professionisti in genere e di avvocati in specie, poiché essi, attribuendo o negando un bene della vita oggetto della controversia, si caratterizzano per la decisorietà e per la definitività.
Il motivo è, peraltro, infondato.
È certo, infatti, che le disposizioni degli articoli 91 e segg., c.p.c., in tema di spese processuali, trovano applicazione analogica nei procedimenti camerali (Cass. nn. 1312-99, 2402-94, 2103-89); e che, pertanto, competente a pronunziare sulla liquidazione delle spese, relative alla procedura promossa dal D'Intino, era la stessa corte d'appello in camera di consiglio, con provvedimento revocabile ai sensi dell'articolo 742, stesso codice. Per conseguenza, non è luogo alla distinzione - invocata dal ricorrente con questo motivo di ricorso - fra procedura "di merito" (relativa all'affidamento della minorenne) e quella concernente soltanto la liquidazione delle spese a favore del difensore nominato d'ufficio: entrambe le questioni, infatti, afferiscono all'unico procedimento di cui la corte era investita in camera di consiglio. Questo concetto, d'altra parte, è bene espresso dal giudice di merito nella motivazione del provvedimento 5 novembre 1999 dove, argomentando l'inammissibilità del ricorso ai sensi dell'articolo 739, 3 co., c.p.c., dichiara esattamente che nella disciplina di questo stesso articolo rientrano sia il provvedimento di liquidazione degli onorari (14 maggio 1999) sia quello successivo (1 ottobre 1999) di revoca.
In conclusione, poiché i provvedimenti di liquidazione e di revoca degli onorari in parola sono legittimamente assunti in sede camerale, ad essi devesi applicare la disciplina dell'articolo 739, 3 co., c.p.c., facente parte delle "disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio", quanto alla non reclamabilità dei decreti della corte d'appello (salvo diverse e contrarie disposizioni di legge che, nella specie, non ricorrono).
Il secondo motivo - con cui il ricorrente rileva violazione di legge in relazione all'articolo 75, legge 4 maggio 1983, n. 184, sostenendo che l'affidamento di un minorenne, in ogni caso, sarebbe soggetto alla disciplina della legge citata, anche con riferimento al patrocinio a spese dello Stato - è infondato, con riferimento al provvedimento 5 novembre 1999 della corte d'appello di Roma, in quanto questo si limita a dichiarare inammissibile il ricorso proposto dall'avvocato Janniello avverso la precedente ordinanza (1 ottobre 1999), esattamente ritenuta non reclamabile e, pertanto, esclusivamente ricorribile per cassazione, ai sensi dell'articolo 111 Costituzione.
In realtà, con questo secondo motivo, il ricorrente censura unicamente il contenuto della precedente ordinanza 1 ottobre 1999, con cui la corte d'appello di Roma revocava la disposizione di liquidazione degli onorari, sul presupposto della non applicabilità alla fattispecie dell'articolo 75, legge 4 maggio 1983, n. 184. Ma, in relazione a tale ordinanza, il ricorso devesi ritenere inammissibile, per intervenuta scadenza del termine perentorio ai sensi degli articoli 325, 2 co., e 326, c.p.c..
Infatti, nelle prime righe del ricorso per cassazione, si sostiene che l'ordinanza di revoca, emessa l'11 (rectius: 1) ottobre 1999, fu notificata al ricorrente il 20 dello stesso mese. Quindi, il termine utile per ricorrere in cassazione (19 dicembre 1999) era scaduto molti giorni prima dell'effettiva notifica di esso (4 gennaio 2000).
Nella memoria integrativa il ricorrente afferma preliminarmente, modificando quanto esposto nel ricorso, di non aver mai ricevuto notifica dell'ordinanza 1 ottobre 1999, bensì di averne conosciuto il solo dispositivo in data 20 ottobre 1999, e di aver preso poi conoscenza integrale del testo al momento in cui ne ebbe copia, il 20 dicembre 1999.
Questa seconda affermazione, contrastante con la prima, è però contraddetta dalla dichiarazione, pure contenuta nel ricorso per cassazione, secondo cui il ricorrente "proponeva ricorso in data 27-10-99 contro tale provvedimento". Si deve ritenere che, al fine di poter redigere il ricorso, l'avvocato Janniello aveva ricevuto e conosciuto la detta ordinanza 1-4 ottobre 1999 almeno alla data del 27 ottobre 1999, ossia in epoca che rende comunque tardivo il ricorso per cassazione notificato il 4 gennaio 2000.
La ritenuta inammissibilità del ricorso, relativamente al secondo motivo, ne preclude l'esame circa il merito delle censure in esso contenute. Il ricorso dev'essere, pertanto, interamente rigettato.
Nulla devesi disporre riguardo alle spese.

P.Q.M

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile, il 15 gennaio 2002.